L’ETA torna a colpire vicino a Bilbao

May 31st, 2008

Una bomba è stata fatta esplodere nella notte nella città basca di Getxo, vicino a Bilbao. Poco prima, l’attentato era stato annunciato dal gruppo armato indipendentista basco dell’ETA. Secondo la radio pubblica RNe, non ci sarebbero vittime. La bomba è esplosa su una spiaggia di Getxo poco prima dell’1.00. L’ultimo attentato attribuito al’ETA risale a mercoledì scorso e ha causato un morto e quattro feriti tra gli agenti della Guardia Civil.

Voli Malpensa Bilbao

May 31st, 2008

Vueling inaugura la rotta Malpensa-Ibiza. La tratta estiva sarà operata con A320 e frequenza giornaliera fino al prossimo 21 settembre: partenza dallo scalo milanese alle 18 e dall’isola delle Baleari alle 15,45. La low cost spagnola opera su Ibiza con un’offerta di 430mila posti e collega l’isola a 8 scali, tra cui Bilbao, Siviglia e Alicante aperti quest’anno

A Bilbao gli ominidi di Muñoz

May 31st, 2008

BILBAO - Un esercito di mezz’uomini ridenti, hobbit di una circense terra di mezzo da terzo millennio, dall’inquietante ilarità stampata fissa sulle labbra e dagli occhi vagamente asiatici. Una parata di creature freaks, tra nani, pupazzi da ventriloquo, uomini-trottola, ballerine o pseudo-dervisci di ancestrale memoria e misteriosamente asessuati. Figurine borderline di ometti senza qualità che sembrano usciti da una piéce di Samuel Beckett, fossilizzati in movimenti vacui e situazioni alienanti. Sono loro i protagonisti principali, invasori cordiali e mansueti anche se votati al turbamento per la loro estetica grottesca ed enigmatica, della grande retrospettiva che il Guggenheim Museum dedica fino al 5 ottobre a Juan Muñoz, spagnolo di Madrid, classe ‘53, scomparso sette anni fa a Ibiza, considerato ormai uno dei più interessanti, se non intriganti, scultori contemporanei della scena internazionale, insignito nel 2000 del prestigioso premio Nacional de Artes Plásticas, diventato famoso soprattutto per le sue figurine di “pupazzetti sempre in piedi” intagliati nel legno o colati in bronzo o resina, piccole grandi figure avvinte dal senso costante di fragilità, instabilità e anomalia con cui sembrano espandersi ora, nelle sale del secondo piano del grande museo basco.

La rassegna, curata da Sheena Wagstaff, punta ambiziosamente a raccontare la breve ma intensa produzione di questo artista assai poco convenzionale e arditamente concettuale, dove la concezione di scultura è solo il punto di partenza per un viaggio trasfigurante nelle potenzialità teatrali dell’installazione. Perché il vero segreto del successo di Muñoz, magnificamente espresso dalla mostra, è l’aver intuito quanto sia importante la tensione tra l’illusione e la realtà. Un confine assai labile seppur emblematico nella tradizione artistica, con cui Muñoz sa astutamente giocare d’azzardo sfoderando trucchi illusionistici portentosi per allestire vere e proprie mise es espace in cui lo spazio espositivo coinvolto - “questo enigma assoluto che chiamiamo spazio” come ebbe a dire l’artista - diventa il controverso confine tra la dimensione dello spettatore e quella della rappresentazione. Nei lavori di Muñoz, infatti, il piano della rappresentazione e quello dello spettatore si confondono e si sovrappongono, alimentando un “teatro dentro il teatro” in cui il visitatore si ritrova a tu per tu con una galleria di personaggi inquietanti. Attore-fruitore tra attori dalle bizzarre performance.

E la mostra è trasfigurata in un vero e proprio spettacolo da metateatro. Ottanta lavori scavano nell’anima creativa di Juan Muñoz, spagnolo sì, ma di respiro anglosassone, diviso tra Londra e New York dove ha studiato e dove ha maturato il suo carattere espressivo, prima guardando con predilezione all’architettura, poi scegliendo la strada più outsider da artista. A partire dagli inizi, a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, quando debuttava a Madrid con opere in ferro e legno che evocavano strutture frammentarie di elementi architettonici, come scale, ringhiere o verande, balconi o corridoi, condizionandone la morfologia personale, trasformandole in piccoli scenari decontestualizzati e privati della loro logica comune perché impossibilitati a svolgere la loro funzione razionale. Alla fine degli anni Ottanta il gusto per la messinscena, per la teatralizzazione del messaggio artistico, comincia ad animarsi di lavori dove il concetto di “spazio abitabile” diventa la principale tematica della sua ricerca.

Muñoz demiurgo comincia a plasmare le sue creature, i suoi “pupazzetti” che nella coralità seriale della loro riproduzione, finiscono per evocare un senso di solitudine dell’individuo nella società contemporanea. Si guardano allo specchio, si abbracciano, affollano angoli di stanza, suonano impassibili strumenti musicali, o semplicemente sono presenti. Gli homini ridentes di Muñoz sono infagottati in lunghe casacche, gli sguardi inebetiti, a tratti assorti in un sorriso misterioso quasi a rubare l’eleganza ieratica dei volti etruschi. Ma vivono in funzione dello spazio, ne hanno una necessità vitale, famelici di un ambiente vuoto e libero in cui affermare la loro personalità pietrificata. Spiccano poi gli uomini-trottola, spettrali creature la cui parte inferiore sembra fagocitata in un’enorme bolla-trappola, metà gioco infantile, metà umanità alienata, che prelude ad un dondolio vacuo e involontario, ma che non comporta nessuno spostamento. Il modellato sapiente del bronzo evoca una natura d’argilla grezza e antica.

Un senso di nausea esistenziale avvolge letteralmente queste figure che ne fanno un manifesto dell’anima creativa di Muñoz. Nella seconda metà degli anni Novanta, poi, i suoi lavori intensificano il carattere sperimentale, scegliendo formati assai inediti per una tradizione da scultore come quella di Muñoz. Ecco le opere radiofoniche, le trasmissioni in diretta, i film, i dischi, gli interventi sonori, tutte nuove strategie per alimentare la tensione vitale e fondamentale tra illusione e realtà. Installazioni ambientali al limite del paradosso che coinvolgono lo spettatore costringendolo a fare i conti con la propria intimità. L’arte di Muñoz diventa meno spettacolare visione da condividere e più una seduta psicanalitica.

Notizie utili - “Juan Muñoz. Retrospecvtive”, dal 27 maggio al 5 ottobre. Guggenheim Museum, Bilbao, Spagna.
Orari: martedì-domenica, 10-20, lunedì di agosto 10-20 (per il resto dell’anno chiuso).
Informazioni: Tel. 34944359008; fax: 34944359059.

Guggenheim Museum (Bilbao)

May 31st, 2008

Il Museo Guggenheim Bilbao è un museo di arte contemporanea che si trova a Bilbao, País Vasco in Spagna. Il Guggenheim di Bilbao è uno dei vari musei della Fondazione Solomon R. Guggenheim.

Il Museo venne innaugurato nel 1997, nel contesto di rivitalizzazione della città di Bilbao e della provincia di Vizcaya intrapreso dall’amministrazione pubblica del Pais Vasco. Sin dalla sua apertura il museo si è trasformato in un importantissima attrarazione turistica, richiamando visitatori da numerosi paesi del mondo; diventando così il simbolo della Città di Bilbao nel mondo.

L’architettura
Progettato dallo studio d’architettura di Frank Gehry, fu aperto al pubblico nel 1997 e da allora ospita esposizioni di opere d’arte appartenenti alla fondazione Guggenheim e anche di mostre intineranti. Rapidamente il museo si è rivelato come uno dei più spettacolari edifici del decostruttivismo. Il Museo occupa complessivamente 24.000 metri quadri, di cui 10.600 sono spazi espositivi, e risulta composto da una serie di volumi interconnessi in modo spettacolare. L’impatto con l’ambiente circostante risulta certamente forte, ma al tempo stesso non tale da fornire disturbo, anzi l’imponente struttura si sposa con il contesto grazie alla sua sobria eleganza dovuta anche ai materiali di cui è rivestita.
Il disegno del museo e la sua costruzione seguono perfettamente lo stile e i metodi di Frank Gehry. Come molti dei suoi lavori precedenti la struttura principale è radicalmente scolpita seguendo contorni quasi organici. Il museo, affermano i progettisti, non possiede una sola superficie piana in tutta la struttura. Parte dell’edificio è attraversata da un ponte elevato, e all’esterno è ricoperto da piastre di titanio e blocchi di una pietra molto difficile da trovarsi (si è riusciti a reperirla solo in Andalucia), la stessa utilizzata per la costruzione dell’Università di Deusto.

L’edificio, visto dal fiume, sembra avere la forma di una nave, rendendo così omaggio alla città portuale nella quale si trova. I pannelli brillanti assomigliano alle squame di un pesce, e ricordano le influenze delle forme organiche presenti in molte opere di Gehry. Visto dall’alto l’edificio mostra senza ombra di dubbio la forma di un fiore. Per la progettazione il team di Gehry ha utilizzato intensamente simulazioni computerizzate delle strutture, riuscendo così a ideare forme che solamente qualche anno prima sarebbero risultate impossibili anche solo da immaginare.

Se dal livello del fiume il museo domina le viste della zona, il suo aspetto dal livello superiore della strada è molto più modesto e riesce a non stonare con tutti gli edifici più tradizionali che gli sorgono intorno.

Esposizioni

Le esposizioni nel museo cambiano frequentemente, e sono per lo più opere realizzate durante il XX secolo, infatti le opere pittorice e scultoree classiche sono una piccolissima parte della collezione, in confronto ad altri tipi di istallazioni artistiche. Alcuni esperti d’arte considerano l’edificio di gran lunga più interessante delle opere che contiene al suo interno.

SPAGNA: GOVERNO PAESI BASCHI TEME ATTENTATI ETA DOPO ARRESTO ‘THIERRY’

May 31st, 2008

Il governo dei Paesi Baschi ha chiesto alla polizia locale la massima vigilanza nel timore di possibili attentati dell’Eta come ritorsione per l’arresto di Francisco Javier Lopez Pena, detto ‘Thierry’, il leader politico dell’organizzazione catturato a Bordeaux insieme ad altri tre dirigenti.

Dalla Galizia ai Paesi Baschi

May 31st, 2008

La scorsa estate il mio fidanzato ed io abbiamo deciso di fare un viaggio diverso, lontano dalle affollatissime località balneari, alla scoperta di una terra, quella spagnola, che amiamo particolarmente.
La Spagna è per noi italiani il luogo ideale per trascorrere una vacanza. Gli spagnoli hanno uno stile di vita molto simile al nostro, ma detto chiaramente, se la prendono davvero con calma.
Siamo partiti da Roma con volo diretto (Iberia) per Santiago de Compostela, all’aeroporto abbiamo affittato una macchina, prenotata via internet dall’Italia, e ci siamo diretti al nostro albergo. Santiago è una città magica, il centro storico, dove si trova la sua famosa cattedrale, elemento di maggiore richiamo per i turisti, è avvolto da un’atmosfera “mistica”. In questa città sono sufficienti 2 giorni, a parte la Cattedrale, infatti, non ci sono molte altre attrazioni.
Da Santiago ci siamo diretti verso i Los Oscos, un gruppo di piccoli paesi (San Martin, Santa Eulalia e Villanueva) di montagna, in cui è difficile trovare turisti non spagnoli.
Noi abbiamo soggiornato in una piccola frazione chiamata Taramundi a pochi chilometri dagli Oscos. Consigliamo l’Hotel Taramundi (www.hoteltaramundi.com) ottimo rapporto qualità prezzo. Degno di nota il ristorante dell’albergo dove vengono serviti prodotti tipici della regione (salumi e formaggi) oltre al famoso Sidro.
Nonostante si tratti di un luogo non molto frequentato dai turisti Taramundi vanta un ufficio di informazioni turistiche in cui è possibile scoprire le poche ma interessanti attrazioni del luogo, come ad esempio il Museo dei Mulini.
Dopo i Los Oscos abbiamo soggiornato per alcuni giorni a Santillana De Mar, una delle cittadine più belle della Spagna, nonostante sia piccola e offra ben pochi divertimenti.
Il cibo è sicuramente una delle maggiori attrazioni di questa zona della Spagna e a Santillana si trova un’altissima concentrazione di ristoranti, per tutte le tasche ed i gusti. Abbiamo soggiornato per 3 notti nell’Hotel Conde Dunque un albergo senza grandi pretese, a gestione familiare. La pulizia non è il suo miglior pregio. L’ultima notte però abbiamo avuto la fortuna di trascorrerla al Hotel Altamira, uno degli alberghi più belli e antichi di Santillana. Si trova nel centro storico e nonostante le camere siano un pò piccole gli interni e gli ambienti comuni,compreso il ristorante, in cui si può gustare un fantastico maialino, ricordano l’atmosfera degli antichi castelli.
Da Santillana De Mar si possono raggiungere diverse località balneari disstanti pochi km. Bisogna ricordare però che si tratta di Oceano, quindi è bene assere preparati a temperature miti che diventano abbastanza rigide la sera.
Giungere a Santander dopo quasi dieci giorni di paesini sperduti è stato un trauma. La città offre molti divertimenti e una spiaggia molto grande nei pressi del Casinò. Sconsigliamo vivamente di cenare nei ristoranti italiani, la cucina spagnola è deliziosa, perchè rovinarsi il palato?
Consigliamo invece il risto-pub “La Cruz Blanca”, dove le porzioni sono enormi ma non delle più raffinate. Frequentato da molti giovani.
San Sebastian colpisce al cuore! Consigliamo di visitarla durante la Semana Grande, in cui viene organizzata una gara internazionale di fuochi d’artificio e la cittadina pullula di turisti. Il centro di San Sebastian offre ogni tipo di svago oltre ad una grande quantità di negozi di abbigliamento, è per questo che alloggiare in centro è sicuramente la soluzione migliore